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Lavoro nero e doppio lavoro

In fase di separazione o divorzio una delle questioni più controverse da affrontare è quella della determinazione dell’assegno di mantenimento che spetta ai figli e all’ex coniuge.

In regime di separazione consensuale l’ammontare dell’assegno viene definito dai due coniugi durante le varie fasi della separazione con il supporto e la tutela dei loro avvocati. In caso di mancato accordo, si ha la “separazione giudiziale”, in questo caso sarà il Giudice a dovere definire la somma da versare al coniuge ritenuto economicamente più debole. Nella maggior parte dei casi si tratta della moglie.

Il Giudice per effettuare le sue valutazioni si basa sullo stato patrimoniale e sui redditi dichiarati da entrambi i coniugi. Qualora uno dei due percepisca dei redditi al di fuori di un regolare contratto di lavoro, ossia “in nero” diventa difficile comprovare gli introiti percepiti. Tali introiti infatti risultano non producibili al Giudice per la quantificazione dell’assegno di mantenimento.

L’occultamento di tali introiti potrebbe essere vantaggioso per entrambe le parti: sia per il coniuge chiamato a corrispondere l’assegno (chi meno ha, meno da), sia per colui che debba riceverlo (chi meno ha, più riceve).

Ecco come in questi casi diventa importante per assicurare la regolarità del trattamento produrre le prove valide e certe a dimostrazione dell’attività nascosta. Il coniuge interessato può utilizzare tutti gli strumenti dell’istruttoria processuale e fare indagini e investigazioni private rivolgendosi a dei professionisti del settore.

DDS Investigazioni svolge tutte le indagini necessarie a determinare con certezza le condizioni economiche della controparte, andando a scovare anche eventuali redditi “occulti” provenienti ad esempio da lavori “in nero” (Cass. n. 19042/2003).

Cosa dice la legge

La Cassazione ha più volte ribadito come il “lavoro nero” costituisca una capacità lavorativa e quindi di guadagno e debba essere tenuta in conto nella quantificazione dell’assegno di mantenimento (Cass. 21047/2004; Cass. 19042 /2003).

Anche la più recente giurisprudenza si è pronunciata in tel senso (Tribunale Catania sent. 290/2019) nel negare l’assegnazione del mantenimento in presenza di un lavoro irregolare del coniuge beneficiario, in quanto tale fatto costituiva prova della sua reale capacità lavorativa e quindi di guadagno.

Come dimostrare che il coniuge lavora in nero?

L’esistenza di un rapporto lavorativo irregolare è più difficile da dimostrare, ma non impossibile. Qualora si sospetti che l’altro coniuge non dichiari tutti i suoi redditi al fisco è opportuno produrre al giudice della documentazione aggiuntiva al fine di dimostrare il tenore di vita reale del coniuge ed ottenere una giusta determinazione dell’assegno di mantenimento.

Per fare degli esempi alcuni Tribunali richiedono a dimostrazione di tali redditi “occulti” di portare prove documentali come visure al Pra, estratti conti bancari, atti notarili che dimostrino la proprietà di beni immobili o di lusso (auto, barche) etc.

In questi casi DDS Investigazioni si attiva, tramite operatori specializzati, per effettuare la raccolta delle prove necessarie a dimostrare non solo l’attività lavorativa nascosta, ma anche lo stile di vita del coniuge.

Come usare le prove

Al termine delle indagini i nostri investigatori producono la relazione investigativa corredata da tutte le prove documentali del caso. É importante ricordare come in questi casi la sola relazione non basti come prova in giudizio ma abbia solo un valore indiziario, e sia necessario fornire altri mezzi di prova come ad esempio la deposizione testimoniale degli investigatori stessi.

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